Premio Douja d’Or 2016. Nuovi riconoscimenti per Antichi Vinai 1877.

top

Siamo lieti di comunicare in anteprima che il “Petralava Etna Rosato 2015″ è stato premiato alla 44^ edizione del Concorso enologico nazionale vini DOC e DOCG “Premio Douja d’Or 2016” promosso dalla Camera di Commercio di Asti tramite la sua Azienda speciale, in collaborazione con ONAV Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino.

Più di 1000 vini, tutti DOC e DOCG, rappresentativi dell’intero panorama vinicolo italiano, che hanno concorso al prestigioso riconoscimento approvato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

 

L’Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia diventa ente di formazione

irvo
L’Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia diventa ente di formazione professionale. Il riconoscimento è arrivato in questi giorni.

Entusiasta lo staff ed il direttore generale, Lucio Monte, che commenta: “L’accreditamento del nostro istituto come ente di formazione della Regione Siciliana è un alto riconoscimento. L’IRVO – aggiunge – potrà così mettere a disposizione le proprie competenze e professionalità in diversi settori della qualificazione professionale”.

La comunicazione è arrivata mercoledì 17 febbraio, a firma del dirigente generale del Dipartimento dell’Istruzione e della Formazione Professionale Gianni Silvia. Si tratta di un accreditamento definitivo rilasciato all’IRVO per lo svolgimento dell’attività di tipo B – Formazione successiva, tipo C – Formazione superiore, e tipo D – Formazione continua e permanente.

Una possibilità in più per l’ente di ampliare le competenze, attingendo principalmente ai fondi del POR FSE 2014 -2020.

Formazione tecnica e agricoltura inclusiva sono gli ambiti in cui l’IRVO intende portare avanti progetti, avendone già esperienza in protocolli di solidarietà.

L’Istituto attiverà così, in collaborazione con enti ed istituzioni impegnati nel settore, corsi di formazione che oltre a costituire percorsi di inclusione sociale, divengano contestualmente strumenti di valorizzazione del territorio.

fonte Sicilia Agricoltura

Cluster, intervista a Cartabellotta: “Stavolta dico tutto”

news_73_dario cartabellottaDal Ministero delle Politiche agricole arrivano riconoscimenti, addirittura la proposta di tenere in piedi il Cluster Biomediterraneo dopo l’Expo, mentre la Regione commissaria il dirigente coordinatore del cluster.

Ci è sfuggito qualcosa, direttore Dario Cartabellotta? Ha ragione il ministero, oppure l’assessorato regionale dell’Agricoltura, che l’ha commissariata?

“Luca Bianchi, direttore del ministero delle Politiche agricole, ha manifestato la volontà del ministro di non disperdere questa esperienza. Sarebbe una grande responsabilità per la Regione. Non solo onere, ma onore”.

Dottor Cartabellotta, è stato commissariato dall’assessore Sara Barresi, che è, come lei, dirigente generale, della Regione siciliana. Una collega, dunque. E questa decisione, senza precedenti, è stata assunta a una settimana dalla chiusura dell’Expo, con la giunta di governo politicamente azzerata. Le ripeto perciò la domanda: c’è qualcosa che non sappiamo?

“Se c’è, non la conosco”.

Lei è reticente.

“Ribadisco, non lo so. Prendo atto che è stata nominata una commissione ispettiva prima, che il presidente della Regione, pochi giorni or sono, dopo la visita al cluster, preso atto dei risultati, ha speso parole di elogi, e giudicato le critiche che ci erano state rivolte in apertura, ingiuste. Ho consegnato alla Commissione ispettiva la documentazione richiesta. Ho un dossier, con dati, numeri, fatti, che testimonia il successo del cluster”.

Quello che li dice, rende ancor più utile che lei parli, non le pare?

“Ciò che è avvenuto ci delegittima, ci denigra e forse ci diffama. In maggio preferii tacere per non rovinare il lavoro fatto, ora credo che il silenzio non paghi. Ho avvertito il presidente della Regione che avrei parlato”.

La accusano di avere subito un pignoramento.

“È incredibile, Invitalia ha pignorato la Regione, non il cluster, per ragioni che nulla hanno a che vedere con l’Expo e il cluster. Il problema è stato risolto dalla Regione, e rotola sui miei piedi. È la prova della volontà di denigrare e diffamare”.

Lei, dunque, non si spiega per quale ragione riceva tante attenzioni? Lo sa che non ci sono casi analoghi nella storia della Regione? Se il Cluster ha avuto successo, le entrate superano le uscite, il cosiddetto conto riservato è stato adoperato solo per trasferire le risorse dalla Banca Intesa San Paolo, sponsor ufficiale alla Regione e non per altre attività, per quale ragione hanno aggiunto alla Commissione ispettiva, il commissariamento?

“Ho offerto, e continuerò a farlo, tutte le informazioni utili. Collaborerò con il commissario Barberi, così come ho collaborato con la commissione, e quando sarà finita cercherò di capire. Non posso certo lasciare questa storia a bagno-maria. Mi dovranno spiegare quali siano le misure che non sono state adottate e perché dovrebbero revocare i contatti in autotutela”.

Lei avrebbe assunto illegittimamente del personale e pagato cifre alte.

“Altre bugie, gravissime. Il cluster si è servito della Manpower, la società costituita dall’Expo. Eravamo obbligati a farlo. E in ogni caso, i compensi della Manpower sono i più bassi, ed i contratti di lavoro sono identici a quelli degli altri cluster”.

Il suo giudizio sull’attività svolta.

“Preferisco ripetere ciò che scrive la guida del Corriere della Sera. Fra i nove cluster, quello Biomediterraneo ha il giudizio migliore. Cibo gustoso, clima festaiolo. Nonostante la posizione poco centrale, è il cluster più attivo. La Regione siciliana che lo coordina, riempie di eventi la piazza comune. Si mangia ovunque bene, nei chioschi siciliani, nell’elegante ristorante. Il nostro padiglione si trova nella top 30. 200 mila studenti hanno preferito mangiare da noi, tanto per citare un esempio”.

Le rifaccio la domanda, per l’ultima volta. Lei si aspettava la medaglia e arriva il commissariamento. Perché?

“Qualche siciliano non è riuscito a digerire il successo della Sicilia a Milano. Chi se lo poteva sognare che la Regione coordinasse undici nazioni e uscisse a testa alta da questa esperienza, al punto da suscitare la volontà di mantenerla in piedi?”.

Non sospetta che il momento politico, l’azzeramento della giunta, l’abbia potuto danneggiare? Lei tornerebbe nel governo, magari al posto della sua collega oggi assessore. Vi passate il testimone, magari. Nessuna illazione, beninteso, solo una curiosità…

“No, escludo il mio ritorno al governo. Ho fatto una esperienza straordinaria, durata 500 giorni nell’esecutivo. Un record, ma perseverare sarebbe diabolico. È stato faticoso, ma entusiasmante. Voglio fare il mio mestiere, penso di saperlo fare, mi appaga”.

Fonte SiciliaInformazioni

Qualità e volumi, trend in crescita per il vino di Sicilia

vendemmia 2015La Sicilia dei vini procede a due velocità. Volumi da una parte e qualità dall’altra. Secondo gli esperti dell’Istituto Regionale Vini ed oli di Sicilia ci sarebbe nella produzione di quest’anno, un recupero di quantità, ma anche di qualità rispetto al recente passato. Spiccati profumi ed aromi nei mosti, come nel caso del Grillo o del Sauvignon Blanc, definito “eccellente”.

Un miliardo di euro l’anno il valore dell’indotto del vino in Sicilia che ne fa l’attività leader nel settore agricolo con trend in crescita – valore tendenziale vicino al 10% – mentre attraverso la sperimentazione vinicola ed enologica si pongono premesse per far crescere il comparto.

Uve sane ed un buon rapporto tra acidità e zucchero da una parte e l’aumento di produzione dall’altra che oscillerebbe intorno al venti per cento, rispetto allo scorso anno. Recuperano le province della Sicilia occidentale, prime tra tutte Trapani, che lo scorso anno avevano fatto registrare cali sensibili di produzione, anche a causa delle forti piogge dello scorso anno, rientrando nella media complessiva di produzione regionale. Cinque milioni e mezzo di ettolitri di vino, la previsione stimata per quest’anno.

Il 67% della produzione regionale riguarda il bianco ed il 33 % rosso. Ad agosto è stato il turno delle varietà precoci, Chardonnay, Grigio, Muller, per passare poi ai Merlot, Nero d’Avola. Per quanto riguarda invece la zona dell’Etna e nella zona di Vittoria, si rimane ancora in attesa della maturazione. Si rileva nei vini Doc, un aumento dei vini di qualità, anche per effetto della nascita della Doc Sicilia del 2012, con aumenti del 25 e 30% rispetto alla produzione certificata degli anni precedenti.

Una differenza che si traduce secondo Lucio Monte, direttore dell’Istituto “ in una maggiore riconoscibilità all’esterno del vino siciliano sul mercato nazionale ed internazionale del brand Sicilia. I mercati di riferimento comuni rimangono Germania ed Inghilterra, gli Stati Uniti con un crescente interesse per il Giappone ed il sud est asiatico. L’export siciliano muove ogni anno cento milioni di euro con 430 mila ettolitri l’anno”.

Negli anni si è esportato meno vino sfuso ed è aumentato il valore del vino imbottigliato.

Ottimista, ma cauto anche verso eccessi poco supportati dai numeri, Dino Agueci, Presidente di Pro.vi.di. produttori vini e distillati, già in passato presidente dell’Istituto regionale Vite e Vino: La produzione dovrebbe risultare migliore di quello dello scorso anno in termini quantitativa, in termini qualitativi bisogna verificare attraverso la vinificazione in cantina l’esito di un’ estate dal clima piuttosto anomalo con un luglio, che è il mese di maturazione delle uve, particolarmente caldo. Occorre capire se questo ha danneggiato o modificato gli aromi dei vini rossi. La produzione è aumentata, la qualità si è mantenuta buona, purtroppo oggi con gli andamenti climatici irregolari e diversi dal passato, serve una maggiore attenzione cura ai mosti in cantina. Ancora oggi soffriamo troppo la concorrenza dei vini del nord. Dobbiamo puntare, in maniera decisa e netta sulla peculiarità del prodotto siciliano. Migliorare la sfida sulla qualità, questo è l’obiettivo. Il problema grosso rimane quello dei nostri mosti troppo bassi e poco remunerativi. Inoltra la tracciabilità dei prodotti del territorio viene ad essere alterata se prendiamo i mosti siciliani concentrati e li utilizziamo per rafforzare i vini del nord quanto ci può essere ti toscano o valdostano in un vino che proviene dal sud”.

Intanto le cooperative si stanno attrezzando per aumentare il livello medio della qualità. La fine degli aiuti comunitari del 2008 ha posto le cantine di fronte a scelte concrete ed indifferibili. Si prova così a superare il deficit di organizzazione di imprese e migliorare la qualità del management. L’Unione europea mette ugualmente in campo risorse adesso risorse per la promozione del brand e del territorio, in termini di comunicazione e di promozione. La riconversione di vigneti e cantine deve trovare la presenza di aziende organizzate in termini di management con piani aziendali convincenti.

Fonte Sicilia Informazioni

Autore Giuseppe Bianca

Expo Milano 2015 patto gastronomico Sicilia-Congo per prodotti tipici

Cluster Bio-Mediterraneo Expo Milano 2015 Pasta alle sarde, fichi e olive nella piazza del Biomediterraneo. Poi lo show africanoPasta alle sarde, fichi e olive nella piazza del Biomediterraneo. Poi lo show africano.

Crostini di pane con pomodorini e olive per rompere il ghiaccio e gettare un primo piccolo ponte tra i popoli. Così han fatto i ragazzi del distretto alimentare agroalimentare siciliano del Calatino, che prima hanno animato la grande piazza comune del cluster BioMediterraneo e al tramonto hanno passato il testimone a Fally Ipupa e alla sua band, la star della Repubblica democratica del Congo, che ieri festeggiava la sua Giornata nazionale. Il palco, dove i giovani realizzano show cooking strepitosi e dove all’una i loro chef avevano cucinato chili di pasta con le sarde e pasta alla Norma, alle 20 è diventano palcoscenico per una performance canora travolgente.

Così da giorni e fino a domenica, Florinda, Walter, Marco, Martino, under 30 di Mineo, uno dei comuni del distretto del Calatino, animano per conto della regione Sicilia il cluster che ospita Albania, Algeria, Egitto, Grecia, Libano, Malta, Montenegro, San Marino, Serbia e Tunisia. E la piazza è una grande calamita, su palco si cucina, in platea si gusta con tutti i sensi, e poi inebriati dai profumi si gusta. Gratis. C’è anche l’asparago con formaggio fresco antipasti tra gli antipasti. E non sono assaggini. Lo hanno chiamato il «menù del Verismo» in memoria di un esponente della corrente letteraria, Luigi Capuana, che a Mineo è nato e del quale ricorre il centenario dalla morte.Così da giorni e fino a domenica, Florinda, Walter, Marco, Martino, under 30 di Mineo, uno dei comuni del distretto del Calatino, animano per conto della regione Sicilia il cluster che ospita Albania, Algeria, Egitto, Grecia, Libano, Malta, Montenegro, San Marino, Serbia e Tunisia. E la piazza è una grande calamita, su palco si cucina, in platea si gusta con tutti i sensi, e poi inebriati dai profumi si gusta. Gratis. C’è anche l’asparago con formaggio fresco antipasti tra gli antipasti. E non sono assaggini. Lo hanno chiamato il «menù del Verismo» in memoria di un esponente della corrente letteraria, Luigi Capuana, che a Mineo è nato e del quale ricorre il centenario dalla morte.

I ragazzi del Calatino si sono portati ad Expo vagonate di olive novelle dell’Etna, olive tonde Iblea, una da tavola Igp di Mazzarrone, fichi d’india di San Cono. Il 3 luglio la giornata sarà impegnata in una dimostrazione della lavorazione del tornio con il maestro Luigi Navanzino. La sera spettacoli («Mare nostrum») con gli artisti del Teatro mediterraneo. E il 5 luglio nuovo show cooking con la pasticceria Salerno e lo chef che mostrerà come si stende la pasta («scorcia») dei cannoli, cui seguirà degustazione, ovviamente. Scorrono litri di vino e assaggi di limoncello al mandarino. Gli under 30 sono gli strateghi che hanno messo insieme, uniti da un marchio comune (Terre del Calatino), piccoli e grandi imprenditori della loro terra. Quella che essi avevano lasciato per studiare e hanno deciso di ritrovare, portando l’esperienza maturata in giro per il mondo. Marco ha lavorato dieci anni in Cina. Walter è agronomo. Florinda laureata in scienze della comunicazione come Martino, Giuseppe con studi di scienze politiche a Londra.

È grazie a loro se oggi a Mineo c’è un albergo diffuso, che crea ospitalità per i turisti senza consumare suolo e colate di cemento, invece recuperando luoghi, ville come appartamenti, rimasti vuoti. È una terra di mezzo il Calatino, luogo di incontro di sapori e culture. «In questa piazza riproduciamo il nostro modo di essere, le nostre sagre. E l’associazione è nata da un’idea, aiutare le aziende che hanno prodotti di eccellenza assoluta ad andare oltre lo stretto di Messina. A supportarci non sono state le istituzioni ma una realtà di cooperazione sociale. Le prime aziende le abbiamo contattate noi, ora sono gli altri che ci cercano».
Paola D’Amico È grazie a loro se oggi a Mineo c’è un albergo diffuso, che crea ospitalità per i turisti senza consumare suolo e colate di cemento, invece recuperando luoghi, ville come appartamenti, rimasti vuoti. È una terra di mezzo il Calatino, luogo di incontro di sapori e culture. «In questa piazza riproduciamo il nostro modo di essere, le nostre sagre. E l’associazione è nata da un’idea, aiutare le aziende che hanno prodotti di eccellenza assoluta ad andare oltre lo stretto di Messina. A supportarci non sono state le istituzioni ma una realtà di cooperazione sociale. Le prime aziende le abbiamo contattate noi, ora sono gli altri che ci cercano».

[Fonte: Cronaca milano.corriere.it di Paola D’Amico]

Il miglior vino rosso italiano? È dell’azienda vinicola Milazzo, associata PROVIDI

(Giuseppe Notarbartolo, Giuseppe e Giuseppina Milazzo, Saverio Lo Leggio)

(Giuseppe Notarbartolo, Giuseppe e Giuseppina Milazzo, Saverio Lo Leggio)

Un cane che morde un uomo si dice che giornalisticamente non fa notizia, ma solo dolore. Così ormai che l’Azienda Vinicola Milazzo vinca l’ennesimo premio assoluto, l’ulteriore medaglia d’oro, sembra così normale, appare talmente scontato che quasi quasi non interessa parlarne.

Invece è giusto dare merito a Giuseppe Milazzo, il fondatore e patron, alla figlia Giuseppina, l’amministratore, al genero Saverio Lo Leggio, il direttore, al loro enologo Giuseppe Notarbartolo perchè non è affatto facile, anzi, continuare a vincere nei concorsi internazionali a cui si partecipa. Non solo vincere, ma addirittura stravincere risultando spesso la cantina al mondo più premiata. La difficoltà sta nel primeggiare anche nell’alto numero di campioni e di cantine che partecipano ai concorsi più prestigiosi.

Ultimi riconoscimenti della lunga serie al concours Les Citadelles du Vin che si è tenuto a Bourg, vicino Bordeaux, dove sono stati presentati 766 vini rossi, 245 bianchi, 85 effervescenti ed altri provenienti da 30 nazioni. E cosa vince Milazzo? Si potrebbe dire: naturalmente il Premio Speciale Vinofed quale miglior Rosso italiano col Duca di Montalbo 2004, un cru di Nero d’Avola e Nero Cappuccio. Non soddisfatti si sono aggiudicati nel ricco palmares anche il Premio Speciale Italia con il Selezione di Famiglia bianco 2013, altro cru di Chardonnay e poca Insolia.

Si conclude così un glorioso anno 2015 che ha visto vincere anche i seguenti premi:

Challenge International du Vin, Bordeaux: 3 medaglie d’oro e una di bronzo
Vinitaly, Verona: premio speciale Gran Vinitaly quale cantina col punteggio più alto, 1 gran medaglia d’oro, 1 d’oro, 3 d’argento, 1 di bronzo.
Concours Mondial de Bruxelles, Jesolo: 2 gran medaglie d’oro, 3 d’oro, 7 d’argento per cui è stata la cantina più premiata.
Les Cittadelles du Vin: oltre i 2 premi speciali, 5 medaglie d’oro, 7 d’argento.
I brillanti risultati ottenuti da una cantina italiana nei principali concorsi internazionali dovrebbe servire da sprone anche alle altre per partecipare e così dimostrare che i vini italiani sono veramente d’eccellenza.

[Fonte: cronachedigusto.it, di Gianni Paternò]

 

Expo: Med integration at Bio-Med Cluster

Chefs from across the region

Chefs from across the region

(ANSA) – PALERMO, JUNE 22 – The Bio-Mediterranean Cluster took part on June 20 in Pizza Day, which earned Expo Milano 2015 the world record for the longest pizza in the world. Chefs from all the countries of the Cluster performed on stage to celebrate one of the most famous foods in the world. As part of the respect typical of the Cluster for the values of cultural integration and sharing between Mediterranean countries, the performance was another opportunity to enable wide participation. Pizzas ranged from the Sicilian variety with ancient strains of wheat and ‘tumminia’ flour to four types of Lebanese manoush; from Tunisian ‘mtabga’ (a type of vegetarian pizza) to Greek pizza with feta cheese, olives and oregano; from the well-known San Marino ‘piadizza’ with honey and sodium bicarbonate to pizzas with sausages, olives, onions and peppers from Egypt. The event was a chance to rediscover complementarity and differences in how pizza is made in different areas. ”While walls are built and borders are sealed in our world,” said Cluster chief Dario Cartabellotta, ”at the Bio-Mediterranean Cluster the barriers are brought down due to strong cultural integration through food traditions, shared spaces and culinary mastery, in line with the ideals of Expo Milano 2015”. (ANSAmed).