Intervista al presidente Leonardo Agueci sul magazine Sicilia Informazioni

Intervista a Leonardo Agueci presidente della Providi - Associazione produttori vite e distillati di Sicilia

Leonardo Agueci è un signore del secolo scorso, che si trova a suo agio nei nostri giorni, una duttilità che nasce da una circostanza rilevante: Agueci ha la fortuna di fare ciò che gli piace più di ogni altra cosa al mondo: occuparsi del vino, dal vigneto al bicchiere a tavola.

C’è dell’altro, però. Una sorta di aristocrazia caratteriale. Possiede uno sguardo benedicente ed un tono di voce stentoreo. Se socchiudi gli occhi, mentre sta parlando, senti” il profumo dell’incenso. Di questo trasfert Agueci non ha alcuna colpa, tutto comincia e finisce dentro di te. Punto e basta.

Leonardo Agueci è stato presidente dell’Istituto regionale della Vite e del vino per due mandati, quasi dieci anni, forse di meno. E alla scadenza del secondo, quando è stato avvicendato, dopo un anno sabbatico, più o meno, è stato chiamato al vertice dell’Associazione Providi, che accoglie 37 aziende, tutte – o quasi – dotate di grandi ambizioni e in possesso dei “fondamentali” per stare sul mercato, siciliano nazionale e estero.

Leonardo Agueci si trova a suo agio nel nuovo ruolo, perché è come se stesse proseguendo la sua attività all’Istituto, con la differenza, però, che stavolta sono i privati a decidere il da farsi sempre e comunque.

A Verona, in occasione del Vinitaly, la Providi di Agueci si è fatta notare, sobriamente, per la sua capacità di aggregazione e le sue relazioni nel mondo dell’imprenditoria e delle istituzioni.
“I soci di Providi sono produttori di vino e distilleria, curano il territorio, investono con coraggio ed intellifgenza e non devono a nessuno ciò che si sono guadagnati”, esordisce Leonardo Agueci.

Una èlite, dunque…
“No, non ci sentiamo una èlite, ma non ci sono imbottigliatori di vini altrui con noi”.
E’ un indirizzo che vi accomuna all’Istituto della vite e del vino ed all’assessorato all’Agricoltura.
“E’ così, condividiamo l’idea di puntare sulle qualità e le eccellenze del territorio, sulla identità del prodotto. L’assessore Cartabellotta ha sposato la causa del “Born in Siciliy”. Avrà su questa strada, come alleati, i soci del Providi, questo è sicuro”.

Non basta più il Doc…
“Sono due cose diverse, noi vogliamo fare sapere da dove viene il prodotto. Facendolo sapere raccontiamo ai consumatori anche come è fatto, così sanno che cosa aspettarsi”.

Scommettete sull’identità, il territorio, l’immagine. E’ un’arma a doppio taglio.
“No, non lo è, il vino siciliano ha fato grande strada, è percepito ormai ovunque come un buon prodotto. Il rapporto qualità-prezzo ci premia, dobbiamo soltanto “utilizzare” la buona fama che ci siamo guadagnati sul campo e che è costata grande fatica. L’associazione rappresenta un terzo della produzione circa, abbiamo le nostre responsabilità…”.

Va tutto bene, dunque, nell’Isola.
“Andiamoci piano. C’è ancora tanto vino sfuso, non imbottigliato. Ma sul campo ci siamo noi, la Providi, Vitesi e le Cantine, con il cinque per cento del mercato. Ora si tratta di iniziare un nuovo corso, che “Born in Sicily” sembra annunciare: la valorizzazione dei terreni migliori. Bisogna concentrarsi su ciò che può dare i risultati migliori”.

E che cosa bisogna aggiustare, intanto?
“Faccio un solo esempio: a Marsala, la città del vino, non ci sono più vigneti. Se andiamo in Francia, a Bordeax c’è un’area di vigneti. E’ città del vino nei fatti…Poi c’è dell’altro….”

Che cosa?
“Una carenza di formazione, si sta esaurendo la manodopera specializzata nelle campagne, bisogna fare qualcosa per portare i giovani nelle campagne. Il vino ormai è un traino, è il settore che ha dato i migliori risultati commerciali alla Sicilia. Si possono cogliere grandi opportunità ed ottenere grandi soddisfazioni. Ci si misura sulla qualità e sulla capacità d’impresa”.

Fonte Sicilia Informazioni
https://www.siciliainformazioni.com/sicilia-informazioni/42216/marsala-la-citta-del-vino-e-senza-vigneti-non-e-bordeaux

 

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